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Senza cervello. (Serviva proprio un bel dibattito sulla morte cerebrale).

Solo una settimana fa mio cugino, studente di scuola superiore, mi raccontava come la maggior parte dei suoi compagni di classe ed alcuni insegnanti siano convinti che la coscienza di un essere umano abbia sede non nel cervello ma nel cuore. Cuore di cui l’immagine qui accanto può a questo punto essere una rappresentazione fedele. (Magari la freccia è un’esagerazione, però la fascia bianca può essere il colesterolo).

L’aneddoto mi è tornato in mente leggendo questo post di Aioros, a commento di un articolo apparso oggi sull’Osservatore Romano. Sembra infatti che il giornale vaticano abbia avanzato dei dubbi sul concetto stesso di morte cerebrale. L’articolo, purtroppo, non è reperibile online, ma dal poco che ne leggo (alcuni estratti sono riportati da Aioros e ce ne sono altri nel commento della Stampa) direi che posso comunque trarre qualche considerazione, e la trarrò anche perchè mi piace molto ascoltare il suono della mia voce mentre lo faccio.

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Il sinistro arcobaleno.

Secondo il Vaticano, chiese e sacerdoti non devono più esporre la bandiera arcobaleno, preferendole il crocifisso quale autentico simbolo di pace. L’agenzia di stampa vaticana Fides ha infatti pubblicato un lungo articolo nel quale si ricostruiscono le origini della bandiera multicolore, origini che arriverebbero alla filosofia indiana, passando per il new age e, orribili a dirsi, il movimento omosessuale.

Date una scorsa all’articolo: le connotazioni non totalmente pacifiche del crocifisso sono liquidate poiché “la storiografia più aggiornata ha ridimensionato quanto la propaganda anticlericale [...] aveva orchestrato ad arte”, e tanto per gradire viene pure suggerito che la bandiera arcobaleno sia quella di chi difende i pedofili.  (Le battute che accostano pedofilia e clero ormai sanno di stantio, però anche il Vaticano potrebbe evitare di servirmele così).

Sia quel che sia, in questa esortazione vedo solo lati positivi. Anche in queste piccolezze, il cattolicesimo ratzingheriano non cerca di non essere un generico invito al volemose bene, e invece vuole riaffermarsi maschio ed ortodosso come ogni fanatismo dev’essere. Del resto anch’io, quando penso alla pace, penso ad un giovane uomo seminudo che agonizza su uno strumento di tortura. (Voi no? Sta’ a vedere che sono io quello strano).