3 September 2008
Senza cervello. (Serviva proprio un bel dibattito sulla morte cerebrale).
Solo una settimana fa mio cugino, studente di scuola superiore, mi raccontava come la maggior parte dei suoi compagni di classe ed alcuni insegnanti siano convinti che la coscienza di un essere umano abbia sede non nel cervello ma nel cuore. Cuore di cui l’immagine qui accanto può a questo punto essere una rappresentazione fedele. (Magari la freccia è un’esagerazione, però la fascia bianca può essere il colesterolo).
L’aneddoto mi è tornato in mente leggendo questo post di Aioros, a commento di un articolo apparso oggi sull’Osservatore Romano. Sembra infatti che il giornale vaticano abbia avanzato dei dubbi sul concetto stesso di morte cerebrale. L’articolo, purtroppo, non è reperibile online, ma dal poco che ne leggo (alcuni estratti sono riportati da Aioros e ce ne sono altri nel commento della Stampa) direi che posso comunque trarre qualche considerazione, e la trarrò anche perchè mi piace molto ascoltare il suono della mia voce mentre lo faccio.
A quel che riesco a capire, il commento dell’Osservatore Romano intende intervenire nel dibattito, altrove inesistente, sui trapianti d’organo da donatore deceduto. Per prelevare un organo utile al fine del trapianto, infatti, è necessario che l’organo sia ossigenato, e quindi che persistano circolazione e respirazione, seppur artificiali - tant’è che in questi casi parliamo di cadavere a cuore battente. Cadavere perchè l’incoscienza è permanente, la respirazione spontanea è abolita, mancano i riflessi cranici e soprattutto c’è silenzio elettrico cerebrale. (Giova ripetere che queste quattro condizioni non coesistono mai nei pazienti in coma).
In tutta onestà, io neanche sapevo che la Chiesa avesse accettato il concetto di morte cerebrale, pur con delle riserve. Intendiamoci: a me, che la vita finisca quando il sistema nervoso smette di funzionare sembra un’ovvietà. Ma questi sono gli stessi signori che vogliono convincerci che un embrione di due cellule - nessuna delle quali è un cervello - sia già un ometto fatto e finito. E’ una contraddizione da cui si può uscire solo con un sofisma, o al massimo mandando un prete a controllare che l’anima sia uscita dal corpo.
Ma quel che m’infastidisce di più di del ragionamento vaticano è che suggerisce che queste conoscenze moderne - l’idea di morte cerebrale, la tanatologia, i trapianti - siano alla fine gli strumenti di progresso algido, frankensteiniano nel senso deteriore. Che inserire in un malato il fegato di un cadavere sia in qualche modo un atto predatorio, compiuto ai danni di qualcuno che non si può difendere ma è lì da qualche parte - e, dacchè non può parlare, chi meglio di un vescovo per farlo al posto suo. Insomma, contestare l’idea della morte cerebrale in sè stessa - senza sostituirle niente - serve solo ad animare uno spauracchio, l’immagine di una scienza efficientista e senza scrupoli che s’innamora sul cervello e lascia perdere - indovinate - il cuore.
Scusa ma tu dai ancora retta a quello che dicono al punto da commentare addirittura
Disse Pdflk commentando un mio post.